Petrolio, salgono le quotazioni. Le previsioni degli esperti



Le quotazioni del petrolio continuano a salire. Un nuovo forte rialzo del valore dell’oro nero è stato registrato nelle ore scorse. Le quotazioni, ormai quasi sui 50 dollari, rappresentano il massimo negli ultimi sette mesi. Si tratta di un fenomeno che conferma l’andamento del valore del Brent negli ultimi mesi, stabilmente in rialzo. Il valore del barile si attesta, ormai, sulla soglia fatidica dei 50 dollari. Sono davvero tanti gli elementi che contribuiscono alla crescita delle quotazioni del petrolio. Dalla crisi delle scorte negli Stati Uniti fino alla situazione di incertezza internazionale, le condizioni sembrano tutte favorevoli ad una nuova fase di crescita del prezzo del barile.

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Gli attentati ripetuti in Nigeria, una delle aree caratterizzate dalla maggiore produzione di greggio, hanno comportato una forte contrazione della produzione petrolifera, mai così bassa dagli ultimi venti anni. Nel prossimo futuro, scommettono gli analisti, la situazione sarà del tutto simile con una prevista diminuzione delle quotazioni del greggio anche in Canada ed in Libia. La diminuzione della produzione di greggio è ormai avviata con un’accelerazione dei prezzi. In sostanza la produzione di petrolio, dopo una vera e propria impennata nei mesi scorsi, ora sta conoscendo un rapido crollo. Il prezzo del Brent, stabilizzandosi sui 50,33 dollari al barile ha conosciuto un aumento che negli ultimi giorni ha raggiunto quota 0,60%.


Ma sono i dati dal mese di novembre a rappresentare al meglio il vero e proprio crollo del prezzo del barile negli ultimi mesi: un fenomeno che, a detta degli analisti dovrebbe essere confermato anche nei prossimi mesi. Ma sarà la riunione dell’Opec a rappresentare uno spartiacque per l’andamento del prezzo del greggio. Sarà la presenza dell’Iran a rappresentare la novità di maggior rilievo. La riunione, fissata per il prossimo due giugno, prevede già delle tensioni all’interno dei paesi produttori di greggio con la Repubblica Islamica che ha già più volte ribadito di non voler diminuire la produzione per stabilizzare il prezzo in crescita. Si tratta di una posizione non condivisa dalla maggior parte dei paesi membri.