Come gestire il conto corrente per non correre rischi

di | 19 Ottobre 2016

Si sente sempre più spesso parlare di minore libertà nell’uso del conto corrente, perché versamenti e prelievi sono ormai tracciati in toto a favore di una maggiore trasparenza fiscale. Oggi avere un conto corrente sempre “in ordine” è la condizione necessaria per tenersi lontani dai guai.

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L’Agenzia delle Entrate si serve infatti principalmente della tracciabilità di versamenti e prelievi per fare gli accertamenti fiscali. Qualsiasi movimento sui conti correnti apparentemente ingiustificato, quindi, diventa oggetto di studio per il Fisco ed è confrontato con la Dichiarazione dei Redditi.

Ma come si fa ad agire in modo corretto, tenendo tutto ordinato senza destare sospetto con qualche errore, magari anche una banale svista? Cosa fa scattare il sospetto che fa partire un accertamento?

Innanzitutto è bene agire nel rispetto della normativa antiriciclaggio: anche se la Legge di Stabilità del 2016 ha aumentato la soglia massima sull’uso del contante a 3000 euro, ciò non è applicabile ai movimenti bancari sul conto, che richiedono in caso di un accertamento la capacità di motivare, sempre e comunque (anche a distanza di anni), tutti i versamenti e i prelievi effettuati. Un controllo necessario per contrastare la grande evasione fiscale dell’Italia.

Per tutelarsi e non correre rischi è bene quindi effettuare solo operazioni, sia in entrata che in uscita, di cui potremmo dimostrare con solide prove la motivazione giustificando il rapporto con chi riceve o invia denaro.

Insomma, i controlli conto corrente sono all’ordine del giorno e non sono certamente qualcosa da prendere alla leggera.

Per questo è bene tenere traccia di tutti i movimenti, segnando anche possibili prelevamenti tramite bancomat che potrebbero destare il sospetto di un’intenzione di elusione. Soprattutto se si tratta di prelievi di piccoli importi che, sommati, raggiungono una cifra consistente: questa fa scattare il sospetto di utilizzo di tale denaro in modo non lecito, potendo portare anche alla presunzione di evasione qualora non si trovi riscontro di tale somma tra i redditi dichiarati.

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