La Partita IVA

di | 23 Giugno 2016

La partita IVA è una sequenza di numeri, più precisamente di 11 cifre che vengono utilizzati per identificare in maniera del tutto unica la società o la persona che è titolare della stessa. Le sette cifre iniziali della partita IVA permettono di collegarla al contribuente specifico. Per riassumere: nelle prime sette cifre all’interno della partita IVA si può “leggere” il nome del suo intestatario o dell’azienda titolare. I successivi tre numeri corrispondono, invece, a un codice di tipo identificativo che si riferisce all’Ufficio delle Entrate. L’ultimo numero della sequenza di cui si compone la partita IVA invece ha solamente una funzione di controllo.

La Partita IVA

La sequenza di numeri che costituiscono la partita IVA rimarranno invariati per tutta la durata dell’esercizio della propria attività. Se si deciderà di chiudere la propria attività e di aprirne un’altra, si riceverà una nuova partita IVA con numerazione del tutto diversa.

Chi ha l’obbligo di aprire la partita IVA?

Ogni lavoratore autonomo, ossia che opera per conto proprio, nel nostro paese ha l’obbligo di aprire una propria partita IVA. Attenzione però: un lavoratore autonomo è una persona fisica che decide di offrire un servizio o un bene per conto suo senza essere subordinato a qualcuno di esterno, ovviamente però chi lavora in modi alternativi senza offrire necessariamente un servizio (come ad esempio può essere un investitore che opera nel trading online) non è tenuto ad aprire una partita IVA.

In altri termini, un lavoratore autonomo è colui che non riceve la paga da un committente. Ad ogni modo, è bene sapere che l’obbligo di aprire una Partita IVA va rispettato solo dai lavoratori autonomi che superano un reddito annuale di 5.000 Euro.

È veramente necessario aprire la partita IVA?

Per iniziare ad emettere fatture è obbligatoria la partita IVA, anche solo per pagare i contributi che si devono al fisco e alla previdenza sociale dalla propria attività. IVA è infatti un acronimo che significa “Imposta sul Valore Aggiunto” ed è, appunto, una tassa che va pagata sui beni e sui servizi.

Il concetto di valore aggiunto si riferisce in particolare al fatto che il valore del bene o del servizio offerto aumenterà in fase di realizzazione e di distribuzione dello stesso. Un prodotto o un servizio è trasformato in qualcosa di migliore durante la realizzazione prima di essere poi offerto ai clienti; pertanto, aumentano di valore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.